Per chi
Articoli con la vera data di pubblicazione
Un articolo salvato senza la sua data di pubblicazione diventa una citazione da ricostruire più avanti. L’estensione legge la data dai metadati della pagina invece di cercarla nel testo, e lascia il campo vuoto quando la pagina non ne porta nessuna. I rimandi, dal canto loro, diventano vere note Markdown raccolte in fondo al file.
Dove si perde una citazione
Il momento in cui una fonte smette di servire è quasi sempre lo stesso: quando bisogna attribuirla. Il salvataggio porta un titolo approssimativo, nessun indirizzo e una data che è quella del giorno in cui hai letto la pagina. Allora riapri il browser per ritrovare l’articolo, e scopri che ha cambiato indirizzo o che è sparito dietro un accesso che non hai più. La nota esiste e non dimostra niente.
Le note a piè di pagina sono il secondo punto di rottura. Un articolo scientifico sta nei suoi rimandi quanto nel suo corpo, e la maggior parte dei convertitori li trasforma in àncore morte che puntano a una pagina chiusa da un pezzo. I richiami numerati restano nel testo, le definizioni si perdono, e diventa impossibile sapere a che cosa rimandava il terzo richiamo.
C’è poi il problema degli indirizzi che valgono solo per te. Molti articoli si leggono attraverso il proxy dell’ateneo, e l’indirizzo che compare nella barra porta dentro di sé un identificativo di sessione: incollato in una bibliografia non apre niente per nessun altro, e fra sei mesi non apre niente nemmeno per te. Un file che contiene il testo non dipende da quella sessione; un link che la contiene dipende soltanto da quella.
Che cosa conserva la nota
- Legge
citation_dateecitation_publication_date, i meta tag che emettono arXiv, PubMed, IRIS e IEEE - Legge anche JSON-LD
datePublished,article:published_time,time[datetime]e i marcatori Unix - Nessuna data sulla pagina vuol dire campo vuoto, mai la data di oggi
- I rimandi diventano note
[^1]con le loro definizioni raccolte in fondo al file - L’autore è filtrato: titoli di sezione ed etichette di pulsanti non finiscono nel campo author
- L’indirizzo della fonte è scritto nel frontmatter, quindi la nota resta citabile da sola
- Il campo
extractiondichiara per quale via è arrivato il testo, così una differenza rispetto all’originale è verificabile invece che invisibile - Sul corpus di 403 pagine prese dai primi cinquanta siti di dodici paesi europei l’estrazione non ha fallito nessuna volta e non ha lasciato un solo tag HTML
--- title: "Reti sociali e diffusione dell’innovazione" source: "https://iris.unibo.it/handle/11585/812345" published: "2020-05-14" extraction: "dom" --- I legami deboli veicolano una quota di informazione nuova sproporzionata rispetto al loro numero.[^1] [^1]: Granovetter, M. (1973). The Strength of Weak Ties.
Impostarlo per una rassegna
Una rassegna della letteratura vive di due cose: che ogni file dica da dove viene e che i file si ordinino da soli. Sono cinque impostazioni, decise prima del primo articolo invece che dopo il cinquantesimo.
- Apri le opzioni con il clic destro sull’icona e la voce Opzioni, e scegli come destinazione una cartella sul disco: quella della rassegna, non la cartella dei download.
- Metti il modello del nome file su
{date}-{title}. La cartella si ordina da sola in ordine cronologico di lettura, e due salvataggi dello stesso articolo – la versione preprint e quella pubblicata – non si sovrappongono. - Accendi tutti i campi del frontmatter,
authoredextractioncompresi.authorti risparmia un ritorno alla pagina in fase di citazione,extractionti dice per quale via è stato preso il testo se un passaggio ti sembra diverso da come lo ricordavi. - Lascia il clic sull’icona sulla finestra di anteprima. Per un articolo che citerai vale la pena guardare due cose prima di archiviare: che
publishedsia pieno e che le note siano finite in fondo al file. - Aggiungi una regola per il sito del repository che usi più spesso –
iris,arxiv.org, il portale della tua biblioteca – con la sua sottocartella. Le preprint e gli articoli sottoposti a revisione conviene tenerli separati fin dall’arrivo. - Salva un primo articolo e apri il file in un editor. È il momento in cui scopri se i campi che hai acceso sono quelli che ti servono davvero, e cambiarli adesso costa un minuto.
Impostazioni per chi cita
Le impostazioni predefinite vanno bene per leggere. Per un materiale che dovrà reggere una nota a piè di pagina cambiano tre cose: il nome del file, i campi conservati e il momento in cui controlli.
| Impostazione | Valore | Perché proprio questo |
|---|---|---|
| Modello del nome file | `{date}-{title}` | La cartella si ordina da sola, e preprint e versione pubblicata non si sovrascrivono |
| Frontmatter | Tutti i campi accesi | `author` evita il ritorno alla pagina in fase di citazione, `extraction` rende verificabile la via seguita |
| Clic sull’icona | Apri la finestra di anteprima | Su un materiale che citerai, i due controlli – data e note – valgono i tre secondi che costano |
| Cartella | Una sottocartella per rassegna | La ricerca a testo pieno su una rassegna sola dà risposte utili; su tutto l’archivio dà rumore |
| Regola per sito | Repository → sottocartella `preprint` | La versione non ancora sottoposta a revisione va tenuta riconoscibile, non mescolata |
| Immagini | Tieni come link | Grafici e formule composte come figure restano almeno raggiungibili, invece di sparire in silenzio |
--- title: "Mobilità intergenerazionale nelle province italiane" source: "https://…/articolo/2317" extraction: "dom" --- ## Metodo Il campo `published` manca perché la pagina non dichiara nessuna data: né `citation_date`, né `article:published_time`, né un `time[datetime]`. Metterci il giorno del salvataggio avrebbe infilato un dato falso in un file che un anno dopo userai per citare.
Tre casi di rassegna
Quaranta articoli letti in tre settimane
Attraversi una bibliografia leggendo dal portale della biblioteca, e su ogni articolo che tieni premi la scorciatoia. I file arrivano in rassegna/ con la data davanti al titolo, ognuno con il suo source, il suo published quando la pagina lo dichiara e i rimandi raccolti in fondo come note [^1].
Alla stesura non riapri il browser nemmeno una volta. La ricerca a testo pieno sulla cartella trova la frase che ricordavi, e il file che la contiene porta in cima l’indirizzo da mettere in nota. Il proxy dell’ateneo, con il suo identificativo di sessione, non entra da nessuna parte.
L’articolo senza data
Salvi un contributo pubblicato su una rivista che non dichiara nessuna data: né citation_date, né article:published_time, né un time[datetime]. Nella finestra il campo published non compare, e nel file non compare.
A quel punto sai che quella data va cercata altrove – sul frontespizio del PDF, nel fascicolo, nel record del repository – e la aggiungi a mano al file. È un lavoro di due minuti che esiste solo perché il campo era vuoto. Se ci fosse stata scritta la data del salvataggio, quel lavoro non l’avresti fatto: avresti citato un anno sbagliato con la coscienza a posto.
Un solo passaggio, con la sua provenienza
Ti serve una definizione di tre righe da un articolo lungo. La selezioni sulla pagina e salvi la selezione: nel file arrivano quelle tre righe, con lo stesso frontmatter che avrebbe avuto l’articolo intero – titolo, indirizzo, data, via di estrazione.
È la differenza fra una citazione e un appunto. Un passaggio copiato in un documento di lavoro perde la provenienza nel giro di una settimana; lo stesso passaggio in un file con la sua intestazione resta attribuibile anche quando non ricordi più da dove veniva.
Rispetto agli altri modi di archiviare
Ogni gruppo di ricerca ha il suo metodo, e funzionano tutti fino al giorno in cui bisogna attribuire. La terza colonna dice il prezzo di ciascuno, incluso il nostro.
| Come si fa adesso | Che cosa ottieni | Che cosa costa |
|---|---|---|
| Scaricare il PDF | L’articolo com’è stato composto, impaginazione compresa | Non si cerca insieme al resto senza uno strumento apposito, e il testo di una colonna spezzata si copia male |
| Un gestore bibliografico | Citazioni formattate e campi in ordine | Serve che l’articolo sia riconosciuto: sulle pagine web fuori dai repository i campi arrivano spesso vuoti |
| Segnalibro nel browser | Un puntatore, subito | Con il proxy dentro l’indirizzo non apre niente per nessun altro, e spesso nemmeno per te sei mesi dopo |
| Copia-incolla in un documento | Il testo, in fretta | Le note diventano numeri senza definizione, e la provenienza si perde alla prima riorganizzazione |
| Clean Clipper | Markdown con i metadati e le note in fondo | Non produce BibTeX né RIS, non scarica il PDF, e se la pagina non dichiara la data il campo resta vuoto |
Quando manca qualcosa
Perché il campo published è vuoto?
Perché la pagina non dichiara nessuna data leggibile. Vengono cercati citation_date e citation_publication_date – i meta tag che pubblicano arXiv, PubMed, IRIS e IEEE – poi il JSON-LD datePublished, article:published_time, time[datetime] e i marcatori Unix. Quando nessuno di questi c’è, il campo non viene scritto. Riempirlo con la data del salvataggio metterebbe un dato falso in un file che poi userai per citare, e niente dopo lo segnalerebbe.
Perché il campo author porta un nome che non è l’autore?
Succede sui siti che dichiarano come autore la testata, il gruppo di ricerca o il nome della collana. L’estensione legge quello che la pagina dichiara nei dati strutturati e nelle firme, e scarta i falsi positivi tipici – titoli di sezione, etichette di pulsanti – ma non può correggere una dichiarazione sbagliata all’origine. Il valore va corretto a mano nel file, che è testo semplice.
Perché le formule sono sparite?
Perché erano immagini. Una formula composta come figura resta un link a immagine, e sparisce del tutto se hai impostato le immagini su «salta». Le formule scritte come testo – MathML reso in testo, notazione in linea – passano. Su una rassegna dove le formule contano, conviene tenere le immagini come link e sapere che quella parte va riletta sull’originale.
Perché una nota rimanda a un numero e basta?
Perché nella pagina il richiamo non aveva una definizione associata da nessuna parte, oppure la definizione stava in una sezione chiusa che non era stata aperta. I rimandi diventano note [^1] con le loro definizioni raccolte in fondo al file quando la pagina le contiene; espandere la sezione delle referenze prima di salvare risolve quasi tutti i casi.
Che cosa non fa
Non produce una citazione bibliografica formattata: né BibTeX, né RIS, né uno stile di citazione – il frontmatter dà i campi grezzi, la formattazione resta del tuo gestore. Non scarica il PDF dell’articolo: salva la pagina HTML che hai davanti. Non indovina una data assente, e su certi corpus la data manca spesso: è una proprietà dei siti, non dell’estrazione. Le formule rese come immagine restano immagini, quindi link al sito di partenza.
Domande
E se la pagina non ha nessuna data di pubblicazione?
Le note continuano a funzionare dopo il salvataggio?
Può salvare un articolo dietro l’accesso di un ateneo?
Sostituisce Zotero?
Posso tenere solo la sezione che mi interessa?
Quali meta tag di data legge?
citation_date e citation_publication_date, che sono lo standard di arXiv, PubMed, IRIS e IEEE; poi il JSON-LD datePublished, article:published_time, time[datetime] e i marcatori Unix. Il primo che la pagina dichiara vince, e se non ne dichiara nessuno il campo non viene scritto.Scarica il PDF dell’articolo?
Posso salvare da un lettore di PDF nel browser?
Le note funzionano dentro il mio editor?
[^1] con le definizioni in fondo, che è comunque leggibile.Posso condividere i file con chi lavora con me?
.md: si mettono in una cartella condivisa, in un repository o in un allegato, e si aprono ovunque senza l’estensione. Nessun account e nessun servizio in mezzo.