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Per chi

Materiale di riferimento sempre citabile

Il materiale raccolto come schermate e segnalibri smette di servire proprio nel momento in cui va attribuito. Un file Markdown con frontmatter tiene il titolo, l’autore, la data di pubblicazione e l’indirizzo di partenza dentro il file stesso. Resta leggibile e cercabile anni dopo, senza dipendere da nessun servizio.

Il giorno in cui va attribuito

Il materiale di un testo si raccoglie in fretta e si verifica piano. Hai letto quaranta pagine, tenuto una frase da ciascuna, e al momento della rilettura devi dire da dove viene ogni affermazione. I segnalibri non portano una data, le schermate non si cercano, e il file degli appunti contiene frasi senza origine. Ritrovare la fonte costa più della prima lettura.

Il secondo problema è la firma. Molti strumenti riempiono il campo autore con la prima stringa plausibile della pagina: il nome di una rubrica, il nome della testata, l’etichetta di un pulsante di condivisione. Un’attribuzione sbagliata costa più di un’attribuzione assente, perché non la rileggi: sembra piena, quindi ti fidi.

C’è infine la durata. Un libro si scrive in anni, e il materiale raccolto al primo capitolo deve essere ancora apribile all’ultimo. In quel tempo un servizio di lettura differita cambia proprietario e chiude, un’applicazione di appunti sposta l’archivio in un formato suo, un archivio online rifà gli indirizzi e le vecchie pagine non rispondono più. Il formato che sopravvive a tutto questo è quello che non appartiene a nessuno: testo semplice in una cartella tua.

Che cosa porta ogni nota

L’autore è letto dai dati strutturati, non dal primo link utileraicultura.it
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title: "L’italiano e i suoi dialetti"
source: "https://www.raicultura.it/lingua-italiana-e-dialetti"
author: "Rai Cultura"
published: "2023-10-19"
extraction: "dom"
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Il rapporto fra italiano e dialetti non è una successione ma una convivenza, e
cambia forma di generazione in generazione.

Impostarlo per un lavoro lungo

Un libro o una lunga inchiesta accumulano centinaia di fonti, e l’ordine si decide all’inizio o non si decide più. Queste sei mosse costano dieci minuti e valgono per tutta la durata del lavoro.

  1. Apri le opzioni con il clic destro sull’icona e scegli come destinazione una cartella sul disco, dentro la cartella del progetto: il materiale sta accanto al testo che stai scrivendo, non in un servizio a parte.
  2. Crea una sottocartella per capitolo o per filone. Cento file in un unico mucchio si cercano ancora, ma non si sfogliano più – e sfogliare è quello che fai quando non ricordi che cosa stai cercando.
  3. Metti il modello del nome file su {date}-{domain}-{title}. La data dice quando l’hai raccolto, il dominio dice da che tipo di fonte viene, e a colpo d’occhio riconosci un’intervista da un comunicato senza aprire niente.
  4. Accendi tutti i campi del frontmatter. author e published sono i due che ti risparmiano il ritorno alla pagina, e sono anche i due che più spesso non ci sono: vederli vuoti è un’informazione, non un difetto.
  5. Lascia il clic sull’icona sulla finestra di anteprima, almeno per il materiale che citerai. Il controllo che conta è uno: il campo author porta davvero un autore, o porta il nome della testata?
  6. Fai una copia di sicurezza della cartella insieme al resto del progetto. Sono file di testo, quindi entrano ovunque – in un archivio, in un repository, in un disco esterno – e non pretendono niente per riaprirsi.

Impostazioni per chi scrive

Chi scrive rilegge le proprie fonti mesi dopo averle raccolte, e a quel punto conta soltanto quanto è facile ritrovarle e attribuirle. Queste impostazioni servono a quel momento.

ImpostazioneValorePerché proprio questo
DestinazioneCartella dentro il progettoLe fonti viaggiano con il testo, e la copia di sicurezza è una sola
SottocartellaUna per capitolo o per filoneCento file in un mucchio unico si cercano ma non si sfogliano più
Modello del nome file`{date}-{domain}-{title}`Riconosci il tipo di fonte e il momento della raccolta senza aprire il file
FrontmatterTutti i campi accesi`author` e `published` sono quelli che eviterebbero il ritorno alla pagina – e quelli che più spesso mancano
Clic sull’iconaApri la finestra di anteprimaIl controllo che conta è uno: `author` porta un autore o il nome della testata?
ImmaginiTieni come linkUna didascalia o un grafico citato restano raggiungibili finché la pagina esiste
Regola per sitoArchivi di testate → sottocartella `stampa`Il materiale giornalistico si verifica con criteri diversi dagli atti e dagli studi
La pagina non dichiarava nessun autore: il campo non viene scrittoun magazine online che firma solo con il nome della testata
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title: "Come si costruiva una diga negli anni Trenta"
source: "https://…/storie/dighe-anni-trenta"
published: "2024-06-18"
extraction: "dom"
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Il campo `author` manca. Nella pagina la firma non c’è: nei dati strutturati
compare soltanto il nome della testata, che è l’editore e non l’autore.
Il nome del giornalista sta in fondo, dentro una nota biografica che non è
dichiarata come firma – e indovinarlo lì sarebbe stata una scommessa.

Tre momenti della scrittura

Quaranta pagine lette in una settimana

Stai documentando un capitolo e passi da un archivio di giornale a una pagina istituzionale a un blog specialistico. Su ognuna premi la scorciatoia. I file arrivano in capitolo-3/ con la data davanti, il dominio nel nome e i campi che la pagina dichiarava.

Alla stesura, tre mesi dopo, non riapri il browser. Cerchi a testo pieno nella cartella la frase che ricordavi, il file la contiene e porta in cima l’indirizzo. Le fonti che avevano un autore dichiarato hanno il campo pieno; quelle che non l’avevano ce l’hanno vuoto, e sai già che su quelle l’attribuzione va costruita a mano.

Una citazione contestata due anni dopo

In redazione qualcuno segnala che la frase citata nel capitolo non compare più sulla pagina. Apri il tuo file: c’è il testo com’era, l’indirizzo, la data dichiarata e il campo extraction che dice per quale via era stato preso.

Non è una prova opponibile e nessuno lo sostiene: è una copia di lavoro datata, che però permette di dire con precisione che cosa avevi letto e quando. Nella maggior parte dei casi basta a chiudere la discussione, perché rende evidente che la pagina è cambiata invece che la citazione.

Un paragrafo solo, con il suo contesto

Ti serve una frase di sei righe da un saggio lungo. La selezioni e salvi la selezione: nel file arrivano quelle sei righe, con lo stesso frontmatter che avrebbe avuto la pagina intera, più le note che quel passaggio richiamava se erano nella selezione.

La differenza con il copia-incolla in un file di appunti è tutta qui: il testo copiato perde l’origine alla prima riorganizzazione del documento, il testo salvato se la porta dietro per sempre, perché origine e testo sono lo stesso file.

Rispetto ai modi soliti di raccogliere

Ognuno di questi metodi ha scritto dei libri, e nessuno è sbagliato. Quello che cambia è che cosa resta in mano quando arriva il momento di attribuire.

Come si fa adessoChe cosa ottieniChe cosa costa
Schermata della paginaUn’immagine fedele di quello che hai vistoNon si cerca, non si cita, e ricopiare una frase da un’immagine è lavoro a mano
Servizio di lettura differitaUna copia pulita, sincronizzata ovunqueDeve continuare a esistere, a esportare e a essere sostenibile per chi lo gestisce
SegnalibroUn puntatore, in un clicPorta a quello che la pagina dice oggi, e a niente se l’archivio è stato rifatto
File di appunti con le citazioniLe frasi che ti servono, in un posto soloAlla prima riorganizzazione le frasi restano e l’origine no
Clean ClipperUn file `.md` con testo, autore, data e indirizzoNon è una prova opponibile, non produce stili di citazione, e non inventa i campi che la pagina non dichiara

Quando il campo è vuoto

Perché il campo author non c’è?

Perché la pagina non dichiarava un autore in nessuno dei posti in cui lo si dichiara: né nei dati strutturati, né in una firma marcata come tale. Molte testate mettono lì il nome della testata, che è l’editore e non l’autore, e altre lasciano il nome del giornalista dentro una nota biografica in fondo. Il campo vuoto è la risposta onesta: un nome pescato dalla prima stringa plausibile sembrerebbe pieno, e proprio per questo non lo rileggeresti mai.

Perché il testo si interrompe a metà?

Quasi sempre perché a quel punto finiva la parte in chiaro. Su un articolo ad accesso riservato l’estensione converte quello che il tuo browser ha davvero disegnato: se non hai fatto l’accesso, la pagina conteneva l’anteprima e l’invito all’abbonamento, e nel file arriva l’anteprima. Fatto l’accesso, la stessa pagina si salva per intero.

Perché la data è quella sbagliata?

Perché è quella che la pagina dichiara, e alcune la aggiornano a ogni modifica redazionale. Un articolo del 2019 ripubblicato con un titolo nuovo può dichiarare la data di oggi: l’estensione non ha modo di sapere quale delle due sia quella vera, e riporta la dichiarazione invece di correggerla. Quando la data conta, vale la pena guardarla nella finestra prima di archiviare.

Perché il salvataggio contiene un pezzo di un altro articolo?

Perché il sito monta l’articolo successivo dentro la stessa pagina, per farti continuare a scorrere. Al momento del salvataggio quel testo era nel DOM come il primo, e non c’è un segnale affidabile che dica dove finisce uno e comincia l’altro. Salvare prima di scorrere oltre la fine dell’articolo evita il caso quasi sempre.

Che cosa non fa

Non completa un campo autore che la pagina non dichiara: meglio un campo vuoto di un nome inventato, ed è la scelta che è stata fatta. Non conserva l’impaginazione né le schermate, soltanto il testo e la sua struttura. Non gestisce la bibliografia e non produce nessuno stile di citazione. E non verifica niente al posto tuo: una fonte dubbia salvata bene resta una fonte dubbia.

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Domande

Conserva l’autore?
Quando la pagina lo dichiara. Legge i dati strutturati e le firme, e scarta i falsi positivi – titoli di rubrica, nomi di testate, etichette di pulsanti – invece di mettere nel campo la prima stringa plausibile.
Posso tenere le immagini?
Sì, come link, ed è il comportamento predefinito. Puoi toglierle ovunque, oppure solo sui siti che indichi tu.
E gli articoli a cui sono abbonato?
Si salvano normalmente, perché l’estensione legge la pagina che il browser ha disegnato per te dopo l’accesso.
Il testo viene modificato?
No. L’HTML diventa Markdown, navigazione e blocchi promozionali vengono tolti, ma nel corpo dell’articolo non viene aggiunta, tolta né spostata nessuna parola.
Posso ritrovare una citazione dopo mesi?
Sì. Sono file di testo, quindi la ricerca del tuo sistema o del tuo editor li attraversa, e ogni file porta in cima il suo indirizzo di partenza.
Che cosa succede se una fonte sparisce dal web?
Il tuo file resta. Contiene il testo, non un puntatore: si apre offline anche quando la pagina non risponde più. Le immagini invece erano link, quindi quelle spariscono insieme al sito.
Produce una citazione già formattata?
No. Il frontmatter dà i campi grezzi – titolo, autore, data, indirizzo – e la formattazione secondo uno stile resta del tuo gestore bibliografico o della redazione.
I file sono modificabili?
Sì, sono testo semplice. Un campo author che la pagina dichiarava male si corregge a mano in tre secondi, e sotto il testo salvato puoi scrivere le tue note nello stesso file.
Posso salvare da un archivio a pagamento a cui sono abbonato?
Sì. Viene convertita la pagina che il tuo browser ha già disegnato dopo l’accesso, quindi si salva come qualsiasi altra. Che cosa puoi farne resta una questione fra te e le condizioni d’uso di quell’archivio.
Il testo dell’articolo viene toccato?
No. L’HTML diventa Markdown e il contorno della pagina viene tolto, ma dentro il corpo dell’articolo non viene aggiunta, tolta né spostata nessuna parola.